Verso una detergenza eco-sostenibile

Impiegati quotidianamente, con modi quasi rituali, i prodotti di igiene personale e di pulizia domestica ci accompagnano nelle diverse fasi della giornata, scandendo le nostre routine e fungendo da continua manutenzione per il corpo, la casa, lo spazio di lavoro, la macchina. Oggi più che mai se ne promuove l’azione battericida e germicida, proprio come il medico greco Galeno consigliava per prevenire malattie.

 

Ciò che viene immesso nel mercato è frutto di test di sicurezza e vasta ricerca, ma naturalmente ci sono conseguenze  – quali intossicazione, avvelenamento, irritazioni, allergie – piuttosto gravi su chi li impiega, nonché sull’ambiente, che subisce un forte inquinamento, sia in fase di produzione, sia durante e dopo l’utilizzo di tali prodotti chimici altamente aggressivi. Spesso i detergenti per la casa sono accompagnati da simboli indicano che i prodotti sono nocivi, corrosivi, tossici, dannosi, (altamente) infiammabili.

 

L’anno 2020 è stato importante per ritornare a parlare di clima, con diversi disastri climatici da convincere una buona fetta di popolazione mondiale a optare per uno stile di vita più sostenibile. Complice anche il maggiore tempo a casa, i consumatori cercano soluzioni fai-da-te lungimiranti per ammortizzare i costi e l’impatto ambientale.

 

Questo trend porta le imprese a dover modificare o, addirittura ripensare, le proprie linee lavorando con ingredienti naturali e packaging riciclabili, per poter stare al passo e vendere.

Ma basta comprare prodotti con etichette che riportano la dicitura “Bio”?

Decisamente no! Di seguito approfondiremo, ma basti sapere che “biologico” è soltanto una sottocategoria di “sostenibile”, che comprende anche un’etica di diritto dei lavoratori, di rispetto del territorio e della società.

 

Leggendo il report di Google (datato febbraio 2021) rivolto alle aziende “adattarsi al futuro – 5 tendenze di consumo che ogni retailer dovrebbe conoscere” appare subito evidente che i consumatori abbiano due comportamenti primari nella scelta dei prodotti e dei servizi da acquistare:

 

  • C’è sempre maggiore interesse a rispettare valori etici di produzione e distribuzione;
  • Cercano costantemente prezzi convenienti e offerte.

Infatti, la ricerca di “ethical brands” ha registrato un picco del +300% in tutto il mondo nel 2020 rispetto al 2019. Elevato è anche il picco (+200%) di ricerche di punti vendita vicini al domicilio del cliente, certamente per questioni sanitarie legate alla pandemia, ma anche per offrire un sostegno alle piccole e medie attività locali.

 

L’arrivo del BIO nei supermercati

 

Nella maggior parte dei casi, i prodotti che effettivamente rispettano i criteri stabiliti per essere definiti “bio” sono pochi, più costosi da fabbricare (e quindi anche da vendere), spesso venduti in negozi di nicchia o comunque poco pubblicizzati.

 

Nella grande distribuzione, dove la maggior parte dei consumatori acquista i prodotti di detersione, gli scaffali sono organizzati in modo da dare rilievo innanzitutto alle offerte dei maggiori marchi e in secondo luogo ai competitors più popolari. Solo nei supermercati più forniti è possibile trovare articoli che siano conformi a standard veramente sostenibili.

 

Per la diffusione di una mentalità ecologica è imprescindibile essere consapevoli di poter trovare prodotti (detergenti) sostenibili e ad un costo contenuto in tutti i negozi più frequentati anche dalle fasce di reddito minore. Altrimenti, il risultato è ciò che viene descritto nell’articolo “Il tramonto del consumatore etico” di Elizabeth Cline, dove chi è informato e ha la possibilità economica, agisce sostenibile, mentre aziende non etiche continuano impunite a vendere prodotti che sfruttano i lavoratori e l’ambiente.

 

Vari brand, pur non avendo raggiunto nella completa totalità gli standard, stanno però facendo passi avanti e avvicinando sempre più consumatori con le loro offerte sostenibili, per (quasi) tutte le tasche e per l’ambiente.

Sono quindi necessari ulteriori provvedimenti legali e governativi per annullare i danni di chi non rispetta le normative pur potendolo fare, e al contempo per accrescere le risorse di coloro che le meritano, affinché si raggiungano gli obiettivi prefissati dalla comunità internazionale.

 

Vale la pena citare Garnier, figlio naturalista del colosso L’Óreal Paris, propone al pubblico nuovi prodotti piuttosto ecologici a prezzi bassi rispetto alla media, senza essere scadente. Non lo nomino perché sia campione nell’innovazione sostenibile – ci sono sicuramente molti altri brand meno noti che lo fanno meglio e da più tempo, ma è apprezzabile il fatto che abbiano reso mainstream ingredienti e formati ignorati da altri grandi aziende. Shampoo solido, packaging 100% riciclabile e lista degli ingredienti distesa e di facile consultazione, suddivisa per percentuali contenute (di cui il 98% di questi è di origine naturale).

Un altro è PuroBio, brand di make-up che dichiara di non utilizzare microplastiche e ingredienti plastici di alcun tipo e risulta sorprendentemente vero dalle analisi.

 

Alcuni brand ecologici specializzati nella sostenibilità

 

Spesso, nel percepito comune, si tende ad associare “biologico” e “sostenibile” a “meno performante” ma, come abbiamo visto precedentemente, gli ingredienti per ottenere l’efficacia desiderata sono pochi e non è necessario che siano aggressivi come l’industria ci ha fatto credere. Non tutto ciò che è chimico è nocivo o male. Al contrario, in molti campi soluzioni come la plastica o i composti sintetici sono insostituibili.

Bisogna trovare soluzioni proprio negli ambiti in cui è possibile cambiare le abitudini e fortunatamente la detersione personale e domestica sono uno di questi.

 

Ad esempio, minimoimpatto.com vende detersivi, detergenti e articoli per la casa che consentono di risparmiare non solo denaro, ma anche prodotto ed energia. Mentre invece Negozio Leggero vende kit per creare detersivi e detergenti personalizzati, flaconi riutilizzabili da riempire alle spine dello store e ritiro (ogni 20 flaconi, per ottimizzare i consumi del trasporto) dei vuoti a domicilio. La sostenibilità è qui resa coinvolgente grazie all’Eroe leggero dell’area personale degli users, dove possono tenere traccia dei risparmi e della riduzione del proprio impatto.

 

Si conta che si utilizzino annualmente 17 flaconi di sapone pro capite. Si crea quindi, per famiglia di 4 persone, una fila di 24 metri che equivale alla altezza di 8 piani.

 

Saponette, liquidi sfusi e packaging biodegradabili sono un buon inizio per combattere sprechi e rifiuti.

Chiara Stremiz

Studentessa del CdL di Scienze Psicosociali della Comunicazione, è da sempre appassionata alle tematiche sociali, alla storia e alle differenze culturali. Ha anche un debole per la cultura pop.


Si è iscritta al X ciclo di iBicocca per curiosità e ricerca di nuove competenze, ed ha intercettato iWrite, che le permette di sviluppare la sua passione per la scrittura e la lettura.