Twitch: da videogiochi a “televisione del futuro” il passo è breve

Quando si pensa alla visione ad accesso libero di video in streaming il pensiero, inevitabilmente, viene subito indirizzato verso YouTube. Tuttavia, in quest’ultimo periodo, un’altra piattaforma, radicalmente diversa, sta riuscendo ad imprimersi nella cultura popolare come nuovo dominus dei video online: stiamo parlando di Twitch. Il social media di proprietà di Amazon è, infatti, leader dei live-streaming con ben il 72% delle ore totali trasmesse globalmente online e con una crescita di utenza – e di broadcaster – che non accenna a fermarsi. Ma qual è stata la “formula magica” dietro al successo del sito viola? Per capirlo occorre prima indagarne le origini.

 

Dalle origini a oggi: un successo predestinato?

 

Twitch nasce nel 2011 come succursale dedicata esclusivamente a videogiochi ed eSport della piattaforma di streaming generico Justin.tv. Da semi-monopolista del settore, Twitch divenne nel 2013 il sito dedicato alle trasmissioni eSport più popolare e, dopo essere stata acquistata da Amazon nel 2014, arrivò, già nel 2018, ad avere in media un milione di utenti attivi all’ora: ben più di alcune emittenti statunitensi come la CNN e la ESPN. Nonostante, quindi, Twitch abbia già da diversi anni dimostrato il suo enorme potenziale, il vero grande balzo di popolarità (soprattutto fuori dagli Stati Uniti) è arrivato solamente quest’anno.

È innegabile, infatti, che il lockdown abbia giovato a Twitch data la natura estemporanea dei contenuti offerti dal sito. Non a caso il maggior numero di persone disposte a guardare – e a trasmettere – video in diretta si è riflesso nella crescita esponenziale di ogni statistica con cui è misurabile il successo della piattaforma. Dal 2019 al 2020, gli spettatori medi connessi sono raddoppiati superando la soglia dei due milioni. Ad oggi, si parla di un totale di 1.6 miliardi di ore visionate al mese, con una media di 95 a utente: uno scenario quantomeno insolito rispetto al web “mordi-e-fuggi” a cui siamo stati abituati negli ultimi anni.

Anche in Italia, sembrerebbe che Twitch abbia ormai messo radici. Pur non avendo a disposizione dati precisi e aggiornati sul nostro paese, è possibile capire la crescente popolarità che la piattaforma sta avendo in terra nostrana considerando le analytics pubbliche di alcuni streamer.

 

Lo scenario italiano

 

Nel 2019 erano 23, oggi sono più di 64 gli streamer italiani che hanno superato i 100.000 follower, con il record di 1.172.244 attualmente detenuto da Pow3rtv, videogiocatore professionista. Interessante notare come in questa classifica più della metà dei broadcaster rientri nella categoria “Just Chatting”, la vera rivelazione di quest’anno. In quest’ultima, infatti, rientrano tutti quei contenuti che, prendendo in prestito un termine dal linguaggio televisivo, potremmo chiamare “talk show” e che, di conseguenza, si allontanano prepotentemente dalla natura videoludica per cui era nata in origine Twitch. La piattaforma si sta, quindi, avvicinando sempre di più a un pubblico generalista, attraendo così maggiori guadagni, creatori di contenuti ed investitori pubblicitari.

Per inquadrare meglio il fenomeno del Just Chatting in Italia consiglio di dare un’occhiata al canale Youtube dove vengono ricaricate le repliche del Cerbero Podcast, attualmente al primo posto della categoria in Italia e 48° nel mondo. Quest’ultima è una trasmissione condotta da tre youtuber (Simone Santoro, Davide Marra e Mr.Flame) che, tra toni irriverenti e situazioni surreali, tratta gli argomenti più disparati e svolge interviste a personaggi del web. Tuttavia, più che il contenuto in sé, è importante capire che, come successo con il Cerbero, gran parte dei programmi più seguiti (tra quelli non legati al mondo gaming) sono portati avanti da personaggi che sono nati e hanno raggiunto la popolarità su YouTube per poi, in un secondo momento, migrare su Twitch. Ma perché rinunciare ad audience già consolidate e, spesso, anche a sei cifre? Beh, come ci ha confessato Ruggero Rollini, divulgatore e comunicatore scientifico, durante un incontro di iBicocca… perché Bezos paga. E paga bene, molto più di Google.

 

Perché Twitch?

 

Rispetto a YouTube, che basa la monetizzazione dei suoi creator solamente sulle pubblicità, il sistema che ha creato Amazon per assicurarsi i migliori contenuti è decisamente più remunerativo. Oltre ai classici adv e alle donazioni una tantum, Twitch consente di basare il proprio business su abbonamenti che consentono agli utenti, a fronte di un pagamento mensile, di ottenere benefit di varia natura sul canale a cui ci si è iscritti. Sistema, questo, semplificato dal fatto che è possibile avere un abbonamento gratuito al mese collegando il proprio account Amazon Prime, senza nulla togliere a cui ci si sottoscrive. Questi bonus possono andare dalla possibilità di rivedere le live in differita a meri elementi estetici per la chat, come icone o emoticon. La chat, in effetti, è uno dei punti focali che rende Twitch unico: consentendo l’interazione immediata tra utenti e creator, rende gli show visti in diretta unici e più “vicini” al pubblico, consentendo un maggiore engagement e una più facile fidelizzazione degli spettatori. Il risultato? Un fatturato di 1 miliardo e mezzo di dollari nel solo 2019, di cui 300 milioni provenienti da sponsorizzazioni.

Come se non bastasse, Amazon non si accontenta e ha piani che vanno ben oltre al peer-to-peer streaming per la sua Twitch. La compagnia di Bezos ha già, difatti, acquistato i diritti di  trasmissione della Champions League per tutto il triennio 2021-2024, con l’esclusiva per alcune partite, ed intende promuovere la produzione di format d’intrattenimento di alto livello come game show, reality ed iniziative musicali. È dunque questo il futuro dello streaming e della televisione? Forse è troppo presto per dirlo ma le fondamenta paiono essere state messe e la volontà di far crescere ancora di più la piattaforma è ben presente in quel di Amazon. Non resta che aspettare, magari gustandosi qualche Just Chatting o gameplay live nel frattempo. 

Emanuele Ghianda

Studente di marketing, comunicazione aziendale e mercati globali in Bicocca. Cresciuto a “pane e videogiochi” scrive per il sito di informazione videoludica NintendOn dal 2019. Appassionato di politica, cultura orientale e, soprattutto, di innovazione e tecnologia, si iscrive al ciclo X di iBicocca per ampliare i suoi orizzonti e scoprire nuovi modi di fare le cose.