Lo sporco che fa notizia: intervista a Lercio

Vero o Lercio? Questo è il dilemma.

 

In un mondo in cui siamo sempre più circondati da fake news e titoli ingannevoli dai quali stare alla larga, Lercio fa parte di coloro che non prediligono questa modalità di diffondere informazioni e comunicare, anche se tutto ciò che si può leggere sul suo seguitissimo blog o canali social è tutt’altro che vero.

 

Lercio è vincitore di moltissimi premi, tra cui miglior sito e miglior sito di satira.

Su Instagram conta più di 700.000 follower che ogni giorno seguono le insolite e inaspettate notizie di cronaca che fanno nascere risate ma talvolta anche qualche riflessione.

 

Durante la presentazione del loro ultimo libro “Mock’n’Troll”, al Web Marketing Festival di Rimini, hanno raccontato numerosi aneddoti ed episodi legati alla loro storia che ormai dura da quasi dieci anni.

 

Per esempio, la notizia che li ha resi virali? Si tratta di: “Cina, liberato pozzo ostruito da un bambino”.

Notizia che scritta in questa chiave poneva rilevanza sull’importanza di aver reso accessibile il pozzo e non della presenza del bambino al suo interno.

 

Con il progressivo seguito suscitato dal blog e con la conquista di qualche nemico famoso, tra cui anche lo chef pluristellato Carlo Cracco, Lercio sta riscontrando sempre più successo.

Per scoprire altre curiosità sulla sua storia abbiamo intervistato tre componenti della redazione: Andrea Sesta, Davide Paolino e Mattia Pappalardo.

 

 

Lercio è un progetto che oggi è diventato un vero e proprio punto di riferimento della satira online. Potreste raccontarci come è nato e soprattutto l’obiettivo principale che avevate intenzione di raggiungere?

 

“All’inizio avevamo una case history di successo, ovvero: se un comico apre un blog, poi riesce a fondare un partito e infine finisce al governo. Il nostro obiettivo era questo, che è anche quello che succederà tra qualche anno con “partito Lercio”, dacci tempo!

 

Lercio è un progetto nato nel 2012 come parodia di un free press: avevamo come idea iniziale The Onion, un sito americano di parodia che a noi piace identificare come il “Lercio americano”.

 

Il creatore è Michele Incollu che ringraziamo sempre anche se non è più con noi in redazione”.

 

 

 

Dove trovate l’ispirazione per raccontare le vostre insolite notizie? Qual è il processo creativo che vi porta a trasformare fatti di cronaca reali in messaggi ironici?

 

“L’ispirazione nasce letteralmente dalla vita di tutti i giorni.

 

Quello che facciamo noi è un esercizio satirico, e l’obiettivo della satira è il potere. Ovviamente, il potere è un concetto molto esteso: quando sei un bambino o un ragazzo il potere sono i tuoi genitori o gli insegnanti, mentre nella vita di tutti i giorni i poteri sono tanti, possono esserlo il tuo capo o il sindaco, il parlamento e il governo, e queste sono le cose che ognuno di noi vive tutti i giorni.

 

Quando si mischia la frustrazione nei confronti del potere con la passione per l’informazione e per quello che si legge online, e si unisce una dose di intuizione e spirito comico, l’insieme produce i post di Lercio”.

 

 

Come avete reagito quando anche testate giornalistiche importanti come “la Repubblica” e molti altri hanno confuso i vostri post come veri?

 

“I nostri articoli in realtà da un punto di vista di tecnica giornalistica non sono nemmeno articoli, perché Lercio non è una testata o una rivista, ma un sito. Noi, infatti, le definiamo battute travestite da notizie.

 

Succedeva molto di più all’inizio che le nostre notizie venissero fraintese, adesso più raramente.

 

Quando oggi succede ancora ci viene un po’ da ridere perché in realtà noi non scriviamo neanche fake news; quello che pubblichiamo non deve essere preso per vero, noi scriviamo per prendere in giro, non i nostri lettori, ma l’argomento della nostra battuta, il potere in generale.

 

Scriviamo articoli fittizi che parlano della realtà: inventando e parlando di qualcosa che non esiste stiamo in realtà facendo satira su quello che accade.

 

Per esempio, l’Egitto, che è un regime totalitario, ha il suo Lercio, che scrive articoli pesantissimi, ma in qualche modo cerca di far capire la sua vera intenzione e di arrivare al risultato.

 

Ci fa ridere quando veniamo fraintesi ma non è ciò che ci piace e non è affatto il main focus di quello che facciamo”.

 

 

C’è stato un particolare argomento che è stato frainteso perché le persone non vi conoscevano? Ancora oggi, ci sono persone che non capiscono che i vostri post sono falsi?

 

“Purtroppo sì, e ciò è connaturato alla distrazione con cui viviamo.

 

L’altro giorno abbiamo scritto una notizia su Papa Francesco, secondo la quale egli ringraziava Dio per un trattamento medico assurdo, ovviamente una battuta comica, che però è stata condivisa da una pagina; leggendo i commenti sotto al post ci siamo resi conto che gli utenti ci erano cascati.

 

Questa non è solo una questione di credulità, ma è un modo con cui ci si pone di fronte alla notizia.

 

È infatti una cosa in cui ci possono cascare tutti, può succedere anche a noi.

 

L’unico antidoto contro le fake news è lo spirito critico; è importante impiegarci più tempo prima di condividere, rileggere, farsi domande e capire a fondo cosa sta succedendo”.

 

 

Nel vostro libro “Vero o Lercio?” avete inserito una serie di post sia veri che falsi che il lettore ha avuto il compito di identificare nel corso della lettura. È stato sconcertante vedere quanto moltissime notizie apparentemente false fossero in realtà vere. È mai successo che abbiate predetto involontariamente una notizia?

 

“Sì, è successo ed è una cosa che spesso portiamo nei live.

 

 

C’è proprio una rubrica che abbiamo chiamato “Te l’avevo Lercio”, in cui abbiamo inserito tutto quello che abbiamo scritto in passato e che successivamente si è avverato.

 

Ci sono tanti esempi: noi avevamo scritto “Cina, giornata lavorativa ridotta a 24 ore” e abbiamo scoperto mesi dopo che qui in Italia facevano lavorare le persone per 26 ore di seguito.

Un altro esempio, abbastanza divertente, è stata questa notizia: “Calo di adesioni, il Ku Klux Klan apre ad altre etnie”; qualche mese dopo ha veramente aperto ad altre etnie, ma anche ad altre religioni e ad altri generi, quindi per assurdo siamo stati superati a sinistra dal Klux klux Klan, perché noi avevamo parlato solo di etnie mentre loro sono stati molto più inclusivi di noi”.

 

 

Qualche mese fa, Facebook ha annunciato che introdurrà una politica che prevede la segnalazione automatica di utenti che condividono abitualmente fake news in piattaforma. Vi siete posti il problema di un eventuale fraintendimento da parte di Facebook?

 

“È capitato in passato, adesso è più raro che accada perché abbiamo anche il badge sia di pagina certificata su Facebook che di pagina satirica.

 

Essendo una modalità di comunicare che non abbiamo inventato noi ma che esiste anche in altri Stati, si tratta di un problema condiviso, quindi sui social è stata creata questa opzione.

 

È successo che la pagina sia stata sospesa per qualche giorno quando abbiamo scritto una notizia, e c’è stato anche un periodo in cui abbiamo avuto una reach bassissima, uno Shadow Ban praticamente, ed è stato molto tragico perché non sapevamo come risolverlo.

 

Purtroppo, era proprio quel primo periodo in cui Facebook aveva appena introdotto il blocco per chi diffondeva le fake news, il quale però non riusciva a comprendere che la nostra fosse una pagina di satira.

 

Poi da quando abbiamo ottenuto il badge il problema si è presentato con meno frequenza”.

 

 

 

Quante persone collaborano a questo progetto? Quali sono i criteri di selezione dei redattori che decidete di includere nel team?

 

Il team di Lercio è composto da 22 autori. Non c’è un criterio di selezione, perché ci siamo selezionati all’inizio e nel corso del tempo.

 

All’inizio eravamo una trentina, siamo andati poi diminuendo e ormai siamo chiusi; al momento non facciamo entrare nessuno in redazione perché abbiamo iniziato insieme questo percorso prima ancora sul blog di Daniele Luttazzi, e successivamente dal 2009 su Lercio, e avendo fatto questo percorso insieme ci conosciamo, abbiamo uno stile comune, siamo molto eterogenei, e quindi ci teniamo così.

 

Lasciamo sempre la possibilità ai lettori di inviarci le loro battute, e se funzionano per il nostro blog le pubblichiamo chiamando queste notizie “I lerci vostri”.

 

L’altro giorno ci ha scritto anche uno scrittore per chiederci se potesse inviarci un articolo da pubblicare, noi l’abbiamo letto, ci è piaciuto e quindi l’abbiamo pubblicato il giorno stesso.

 

Abbiamo creato anche una rubrica apposita per i contributi di autori famosi, scrittori o altri componenti del mondo dello spettacolo e l’abbiamo chiamata “Lercio d’autore”.

 

 

Avete qualche progetto futuro per la vostra pagina? Per esempio, avete mai pensato di aprire anche un account TikTok dato che oggi questo social è molto utilizzato?

 

In realtà abbiamo già aperto l’account TikTok ma non ne abbiamo fatto assolutamente nulla, l’abbiamo creato solo per non farci rubare il nome!

 

Siamo molto eterogenei, quindi già Instagram è stato un processo innovativo, per aprire il canale TikTok ci vorrà ancora un po’ di tempo.

 

Possiamo svelarvi che forse nella seconda parte dell’anno ci sarà la TV; noi invece che andare avanti con i social torniamo indietro!

 

C’è un progetto in corso, speriamo veda la luce!

Lara Michela Ivan

Studentessa di Marketing, Mercati Globali e Comunicazione Aziendale presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca.
Appassionata di letteratura, arte e filosofia, ha deciso però di dedicarsi alla scoperta del mondo del marketing, da cui resta sempre più affascinata.
Multifunzionale e multilinguista.
Partecipa al ciclo 10.0 del progetto iBicocca per approfondire temi legati alle nuove tecnologie e alle realtà di business innovative che ci circondano.