Silicon Valley Study Tour 2017: Emanuel ci racconta la sua esperienza

 Silicon Valley Study Tour 2017: Emanuel ci racconta la sua esperienza

 

27th agosto 2017, aeroporto di Milano Linate, ore 11.30 p.m.

 

Dopo 7 giorni, brevi ma intensi, si conclude Silicon Valley Study Tour 2017; progetto che ha come fine ultimo quello di creare un ponte per collegare studenti, provenienti da  tutta Italia,  con la realtà della Silicon Valley e soprattutto con gli italiani che da anni lavorano  dentro quell’ecosistema unico al mondo.

Quest’anno, dopo un’attenta selezione, sono partiti 38 ragazzi provenienti da 9 università italiane e da numerosissime facoltà molto eterogenee tra loro: Emanuel, studente di Giurisprudenza ed unico partecipante proveniente dalla Bicocca; Francesca, studentessa di Filosofia proveniente da Trento; alcuni ragazzi proveniente dall’Istituto Europeo di design di Milano “IED”, Torino, Novara, Padova, Bolzano, Genova e Castellanza.

Ideatore e organizzatore di SVST è Paolo Marenco, persona molto “smart” ed ecclettica, aggettivi quanto mai calzanti, perché sottintendono una fiducia nei giovani e nel futuro, quali risorsa per il cambiamento e il miglioramento del mondo stesso.

Quest’anno a coadiuvare Paolo ci sono stati: Mavy Mereu, specializzata in Digital Marketing (Alumni SVST 2016), e Pietro Marenco, esperto in Organization Psychology (Alumni SVST 2011/2014), coordinatori e compagni di avventura, hanno saputo fare gruppo e non “dimenticare” nessuno durante gli spostamenti, bisogna sicuramente far loro i complimenti per la pazienza che hanno avuto.

Inoltre, Roberto Candiotto, professore di economia, ed Elena Morello, professoressa di economia e diritto, due colonne portanti del tour, hanno saputo creare molti momenti di dialogo e di confronto con i ragazzi dando risposta alle mille domande e richieste di chiarimenti nate dopo le visite aziendali.

 

 

Silicon Valley: Meritocrazia, Opportunità e Futuro.

Sono le tre parole che più spesso sono state utilizzate da chi ho incontrato nella Bay Area. Vocaboli che purtroppo in Italia sono stati privati di senso, interesse e significato positivo a causa forse del contesto socio-economico nel quale ci troviamo a vivere.

Con la meritocrazia si può progredire sia in ambito culturale che in quello scientifico, un esempio lampante è la storia di Leonardo Senatore, laureato in fisica teorica alla Scuola Superiore Normale di Pisa e Dottorato al Mit di Boston, ora professore nel Dipartimento di Fisica della Stanford University.

Leonardo ci ha spiegato che i professori di Stanford non sono selezionati con un concorso pubblico, come in Italia, ma bensì con una serie di interview, ossia di colloqui, con lettere di raccomandazione che sono pubbliche e formali, con le quali viene referenziato il candidato permettendo così il confronto con gli altri candidati.

Inoltre, le persone sono pagate in base alla loro bravura e competenza, questo succede non solo nelle grandi aziende hi-tech ma anche in ambito accademico: le Università cercano di avere i migliori professori che ci siano in circolazione, offrendo a loro i migliori salari e benefit.

Due aneddoti che mi rimarranno impressi dell’incontro con Leonardo sono che gli scienziati hanno un’altissima considerazione, sono considerati alla pari dei più famosi calciatori in Italia e che hai possibilità di incontrare persone straordinarie per la tua strada, quale Università ti permette di avere come colleghi dei premi Nobel e la possibilità di andarci a pranzo?

La Silicon Valley è il luogo prediletto dove puoi avere un’opportunità, la conferma la puoi avere dagli imprenditori e dai molti italiani che si sono trasferiti in California, se non hai la fortuna di incontrarli, prova a chiedere a qualche autista di Uber o a qualsiasi altra persona, la risposta sarà sempre la stessa: se hai le competenze e se sei tenace, le opportunità le ottieni.

La Bay Area è il luogo dove girano i capitali, se hai un’idea concreta, qui è il luogo dove puoi realizzarla.

«Cara Italia, se vuoi cambiare devi investire sui giovani, ma non come dicono i politici in tv. Ci devi investire veramente… Sono loro i primi che usano nuovi prodotti e sono i primi ad accorgersi dei nuovi problemi e creare quindi soluzioni. Tu sei un Paese pieno di persone che inventano tecnologie, ma la tecnologia da sola non serve a niente, diventa innovazione quando viene applicata sulla massa e il mondo è pieno di tecnologie potenti che non sono andate da nessuna parte. Buongiorno America, grazie di credere in noi. E nella nostra vision».

Queste sono le parole di Augusto Marietti e Marco Palladino, scappati dall’Italia perché nessuno credeva in loro e soprattutto nella loro idea, adesso sono in Silicon valley e la loro idea, dopo aver sfiorato il fallimento, è diventata un’azienda: hanno creato Mashape, un marketplace, dove gli sviluppatori vendono “pezzi” di software.

 

 

 

Prima di partire per San Francisco hanno tenuto il loro ultimo intervento, nel 2010, presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, invitati dalla prof.ssa Francesca Arcelli, docente presso il Dipartimento di informatica, sistematica e informazione.

Qualche mese fa hanno ricevuto un investimento da 18 milioni di dollari dal venture capital americano Andreessen Horowitz: investitori di quelli senza i quali, per intenderci, realtà come Facebook non sarebbero mai nate.

Antonella Rubicco, biologa, ed Emilio Billi, ingegnere nucleare, sono rispettivamente CEO e CTO di A3cube,  il loro sistema di memoria di dati innovativo permette di decuplicare la velocità di calcolo dei super-computer. Più volte hanno cercato di creare una propria azienda in Italia senza riuscirci.

Hanno allora deciso di trasferirsi in California quando un professore universitario di Emilio affermò che il loro sistema avesse degli errori e che non avrebbe mai funzionato, nonostante avessero già dei clienti che utilizzano il loro prodotto.

Queste sono solo due storie che fuori dall’ambiente della Silicon Valley difficilmente sarebbero nate.

Un altro aspetto che mi ha colpito molto è la cultura del fallimento: elemento fondamentale per innovare, fallire è il miglior modo per imparare e avere successo.

Il mantra da LinkedIn è che “se il tuo capo ti dà 12 progetti da seguire e non ne fallisce almeno uno allora stai sbagliando qualcosa, non stai osando abbastanza!”.

Nelle aziende californiane i giovani sono una risorsa, dimenticate i cartelli italiani fuori dai ristoranti: “Cercasi cameriera con esperienza”. Qui se non hai esperienza allora sei la persona giusta. I manager ricercano ragazzi appena usciti dalle scuole, senza paura di fallire, solo loro sapranno buttarsi inconsciamente in progetti e business con la leggerezza di chi si approccia per la prima volta nel mondo del lavoro.

 

 

L’elemento fondamentale che caratterizza la Silicon Valley è però secondo me la sua visione globale e olistica dei processi, focalizzati sempre al futuro, termine che i giovani d’oggi, nel nostro paese, pronunciano sempre con un senso di inquietudine ed incertezza.

Dall’altra parte dell’oceano si lavora nella consapevolezza che niente è infinito e ciò spinge a mettersi in discussione quotidianamente per creare sempre qualcosa di nuovo.

Ho avuto la sensazione però che non tutto è perduto però: in alcune cose siamo avanti noi italiani.

Tutti i ricercatori incontrati ad esempio, sia in università che in azienda, hanno espresso i loro apprezzamenti per il sistema educativo italiano, ritenendolo più che valido e, grazie alle conoscenze e alle capacità acquisite in Italia, hanno potuto accedere a posizioni ragguardevoli in atenei e organizzazioni innovative.

 

 

Per concludere, la Silicon Valley si può immaginare come due facce della stessa medaglia: da una parte presenza di capitali e di finanziatori che bisogna mettere a confronto con  il tasso di fallimento delle nuove aziende, pari al 90%; salari esorbitanti messi in proporzione con un costo della vita tra i più cari al mondo, affitti stratosferici e soprattutto una povertà molto diffusa, molta indipendenza per i dipendenti e benefit, con la consapevolezza, però, che quello che hai ottenuto, dall’oggi al domani, puoi perderlo.

La Silicon Valley ha un filtro naturale e invisibile, un ecosistema dove rimangono solo i migliori, i più “cocciuti” e chi ha creduto veramente nella propria idea. Se non sei adatto, sei eliminato naturalmente.

Move out of you confort zone    &     Don’t be afraid to fail; Be afraid not to try.

 

 

Emanuel Cukaj

(iStudent 4.0)