iKnow: Raffaele Mauro

Raffaele Mauro esperto di Criptomonete e Bitcoin, Venture capital, policy innovation e technology, ora Innovation Manager presso la divisione Corporate & Investment Banking del Gruppo Intesa, in precedenza ha gestito investimenti e attività di ricerca in P101 Ventures, Annapuma Ventures e Oltreventure.

E’ autore del libro”Hacking finance“:La rivoluzione del Nitcoin e della blockchain”. Ed è proprio di questo tema che ci ha parlato durante il suo talk in occasione dell’evento iBicocca. Internet, per quanto mondo virtuale e impalpabile, ha cambiato profondamente il mondo fisico, in tre grosse ondate: la digitalizzazione dei contenuti, in seguito alla quale modelli di business fino a quel momento consolidati, come l’industria musicale e l’informazione, sono stati scardinati e spazzati via, sostituiti da nuove formule; l’uso dei beni fisici, per i quali sono sorte nuove forme di utilizzo rese possibili da applicazioni come Airbnb, Bla bla car, Uber, ecc; la finanza e l’accesso al credito, mondo non di meno messo alla prova dalle nuove possibilità generate dal dilagare del web e della tecnologia (crowdfounding, fonti di credito alternative e, infine, cryptomonete e blockchain). A tal proposito ci domandiamo, cosa sono il Bitcoin e la Blockchain?

Tutto inizia così: un certo Satoshi Nakamoto, pseudonimo di chissà chi, nel 2008 pubblica in un paper il protocollo Bitcoin, in cui spiega cosa è la tecnologia, come funziona e quali sono i suoi scopi. La tecnologia Bitcoin nasce con lo scopo di fornire un metodo per effettuare transazioni sicure di danaro sulla rete, tramite una valuta virtuale detta bitcoin; nella transazione mittente e destinatario sono coperti da pseudonimo e praticamente irrintracciabili. I dati della transazione vengono impacchettati in un “blocco” scritto in chiave crittografica; affinché la transazione avvenga, tale blocco deve essere validato dai “nodi” della rete, computer con elevata potenza di calcolo che, risolvendo un problema matematico, validano il blocco mandando a buon fine la transazione e allo stesso tempo generano altri Bitcoin; del blocco così trasferito si tiene memoria in un registro pubblico, il “public ledger”, un registro pubblico in cui tutto possono leggere e solo pochi possono scrivere, che contiene scritte tutte le transazioni validate dai nodi della rete, formando la cosiddetta “blockchain”, catena di blocchi appunto.

A causa della pseudonimità del Bitcoin, esso viene inizialmente utilizzato per transazioni relative ad atti di compravendita di materie illegali (droga, armi, ecc); ma col tempo inizia a diffondersi, cambia l’uso che se ne fa e muta la percezione, da moneta illegale a trust machine. Si iniziano ad apprezzare le caratteristiche intrinseche e fondanti del protocollo Bitcoin: il suo essere decentralizzato, indipendente dalle istituzioni e da organi di controllo centrali, e quindi controllabile da chiunque. Si fonda su un forte principio democratico: la moneta non è emessa da un organo centrale che ne detiene il controllo e il monopolio, ma chiunque possegga un computer con sufficiente potenza di calcolo può fare “mining”, ovvero creare nuovi Bitcoin che verranno immessi nel circuito, fino ad un tetto asintotico di 21 milioni di monete. Si tratta di una fonte finanziaria aperta, ed è il caso di dirlo, Open source finance goes big! Bitcoin today is like Internet in 1994. E’ proprio così: si tratta di un sistema talmente strutturato che Bitcoin non usa internet, ne costituisce un nuovo strato.

Come ottenere questa criptomoneta? Ci sono quattro modi. Il primo è il mining, complicato, costoso, estremamente concorrenziale e ad oggi non più così redditizio. Il secondo è scambiare del danaro in valuta legale per Bitcoin negli exchange, piattaforme che fanno intermediari nei cambi tra soldi e criptovalute, su pagamento di commissioni. Il terzo è farsi pagare direttamente in Bitcoin per un pagamento. Il quarto sono gli incentivi: siti che regalano frazioni di Bitcoin a chi si iscrive, o gli fa pubblicità o accordi simili. Certo il Bitcoin ha anche dei limiti, che sono l’altra faccia delle caratteristiche intrinseche che lo rendono fortemente carico di significato. Si tratta di un sistema rigido, in cui la politica monetaria è ben definita (21 milioni di monete e non oltre), concausa tuttavia della forte volatilità del suo prezzo; essendo uno strato della rete è potenzialmente offendibile da attacchi hacker; la decentralizzazione totalmente priva di regolamentazioni e organi di controllo, espressione di un ideale democratico, ha in realtà consegnato la produzione del bitcoin a delle logiche analoghe a meccanismi di pura concorrenza, per cui può fare mining chi può permettersi computer con una sufficiente potenza di calcolo e a patto di tenerlo acceso 24h – cosicché le mining farms, gruppi di decine di schede grafiche che, collegate in parallelo, minano Bitcoin, sorgono o si spostano laddove la corrente elettrica ha un costo inferiore generando un sorta di fenomeno di ricentralizzazione della produzione della valuta; è dipendente da parti terze, i cosiddetti wallets, portafogli virtuali che permettono a ogni utente della rete Bitcoin di stoccare le proprie monete per poi spenderle, validando la transazione con la chiave privata – dimenticare la chiave privata significa perdere per sempre la possibilità di accedere al proprio portafogli e alle monete in esso contenute; inoltre ci sono stati, nella storia del bitcoin, fenomeni di fork: rami della tecnologia Bitcoin che hanno costituito dei percorsi paralleli staccandosi da quello originale, provocando in esso delle turbe momentanee; infine il Gini Coefficient, indicatore statistico della distribuzione della ricchezza variabile tra 0 e 1, maggiore di 0,8.

Tra pregi e difetti, limiti e ideali è indiscusso che la tecnologia Bitcoin si stia diffondendo, se ne parli sempre più, diventi pian piano sempre più di uso comune e che, non solo i normali utenti si avvicinino da essa considerandola come una “cosa seria”, ma anche grandi operatori finanziari abbiano una parte del proprio patrimonio investito in Bitcoin – come JP Morgan che, nonostante le dichiarazioni del CEO Jamie Dimon, possiede investimenti nel mondo Bitcoin. Ma dove arriverà il Bitcoin? Come internet, in tre ondate, ha rivoluzionato il mondo che conoscevamo, così Bitcoin sta operando una rivoluzione silenziosa nel mondo degli scambi economici e finanziari, che rappresentano una grossa parte del vivere umano sul pianeta, e sta facendo tremare la terra sotto i piedi del diritto, del legislatore e della giurisprudenza, aprendo la strada a nuove prospettive, nuovi quesiti e nuove necessità della società contemporanea che non trovano risposta nell’attuale stato delle cose. Nel mondo della finanza ci sono sperimentazioni sulla produzione di strumenti finanziari, come i derivati, i prodotti assicurativi e simili, con il Bitcoin, nel mondo della impresa digitale alcune esperienze si basano sull’uso del Bitcoin come valuta per i pagamenti dei servizi, dando vita ai cosiddetti smart contract. Altre esperienze dimostrano che il Bitcoin sta entrando nel nostro mondo, sviluppando delle radici sempre più profonde.

Cosa può succedere? La visione più suggestiva dipinge un mondo in cui le attuali convenzioni, forme di scambio e transazione, contratti, leggi, governi, istituzioni politiche e istituzioni finanziare crollano sotto i colpi della rivoluzione portata dal Bitcoin, che avanza e mette in discussione molti degli attuali meccanismi che regolano lo svolgersi della vita della nostra società, per riedificare sistemi di relazione completamente diversi. Un nuovo mondo utopico dove si realizzano gli ideali democratici? O una realtà distopica senza controlli ne regolamentazioni, decentralizzata, in cui non esiste un tutore e vige la regola del più forte?

Autore: Daniel Romano