iKnow: Impatti sociali nell’era dell’automazione

Durante l’incontro con Andrea Geremicca, uno dei co-founder di Impactscool, si è parlato delle Intelligenze Artificiali e tecnologie emergenti (IA o AI, se ci si riferisce all’espressione inglese Artificial Intelligence).

Approcciandosi a tale discorso, è sorta spontanea una domanda: ma nella vita di tutti i giorni, abbiamo davvero a che fare con queste tecnologie così evolute? Oppure appartengono solo ad un’èlite di cui non facciamo parte? Prima di rispondere a tali domande, il relatore ha chiarito che nell’immaginario comune vi è, tra i vari, un importante misunderstanding per quanto riguarda le IA: esse vengono sempre associate ad un mondo futuristico e sono considerate dotate di velocità ed efficienza incredibili, tali da poter sostituire un essere umano; in realtà, non è proprio così.

Prima di tutto, miliardi di persone si interfacciano con esse nella realtà quotidiana, in quanto le IA sono presenti in quasi ogni tecnologia: cortana/siri, google home, netflix (AVA), navigatori sono solo alcuni esempi.

In secondo luogo, c’è da considerare che una IA elabora le proprie risposte su un’unica base: i dati raccolti; ciò significa che non tiene conto del contesto in cui si ritrovano determinate informazioni e le prende tutte “alla lettera”, quindi è incapace di riconoscere l’ironia o il sarcasmo oppure incorre nella “perverse instantiation” (l’IA fornisce esattamente ciò che le si chiede, senza mezza misura, e potrebbe differire da ciò che si vuole realmente ottenere). I dati pertanto possono essere fuorvianti per il sistema, così come gli output prodotti da esso.

Combinando questi fattori si giunge quindi al disappunto tecnologico: infatti, secondo la legge di Amara, le persone tendono all’inizio a sopravvalutare, per poi deludersi e infine sul lungo periodo sottovalutare le potenzialità di tali tecnologie esponenziali.

Ma di preciso, qual è la definizione di IA? Cos’è e come funziona?

John McCarthy, colui che coniò per primo il termine “Artificial Intelligence” nel 1956, la definì “the science and engineering of making intelligent machines”. Operativamente una IA è un programma che agisce seguendo diverse fasi: dapprima raccoglie un’enorme mole di dati (5,000 al secondo circa), per poi processarli (ossia elaborarli, trovando le più disparate soluzioni e vagliando con quali percentuali di possibilità una possa essere quella attuabile) e produrre un output. Interessante il modo con cui si svolge la fase intermedia: a differenza di un comune programma, le cui regole di funzionamento sono totalmente fissate da un programmatore esterno, una IA si autodetermina delle istruzioni da seguire attraverso il “machine learning” (tra le cui modalità emerge il “deep learning”, ovvero un metodo tramite il quale l’IA è capace di creare reti neurali più veloci ed efficienti). Tale processo d’apprendimento è frutto di una raccolta cumulativa di dati e di una loro rielaborazione che produce una rete neurale sempre più fitta e ramificata. La soluzione trovata da un così particolare processo può essere deludente (perché banale ed intuitiva per una persona) oppure illuminante (perché calcolata tenendo conto di moltissimi punti di vista, alcuni dei quali possono sfuggire alla mente umana).

Rimane comunque da capire se le IA siano una grande opportunità o una grande minaccia, ma nemmeno gli esperti sono d’accordo a tal proposito. Il consiglio che dà Impactscool è di informarsi, rimanere curiosi e prepararsi ai potenziali cambiamenti che potrebbero portare tali tecnologie, in maniera tale da non essere travolti dagli eventi.

 

Articolo a cura di Loris Castagna