iKnow: Giovanni Rana

Un un ospite inusuale tra gli edifici della Bicocca, lo conosciamo come il signore dei tortellini: Giovanni Rana.

Simbolo del marchio made in Italy e del successo nel mondo, è una persona che ama definirsi “un uomo con le mani in pasta”.

Nasce in un paesino del Veneto, San Giovanni Lupatoto, ed è da lì che nasce la sua identità imprenditoriale.

Iniziò a lavorare giovanissimo, in un panificio con i suoi fratelli, e proprio in quel luogo afferma di aver acquistato la manualità nella produzione del pane.

Durante il suo discorso, ci racconta come svolgeva questa attività con gioia, un lavoro che fino a quell’epoca si chiamava “arte bianca”, un arte che adesso è utilizzata solo da macchinari programmati.

Dopo 10 anni di lavoro, trascorso insieme ai suoi fratelli, decise di separarsi, perché pensava in grande: voleva fare la pasta fresca fatta in casa.

Ci confessa, con un grosso sorriso di chi ha avuto la forza di credere in sé stesso e nella sua idea, che la madre, venuta a conoscenza della sua intenzione di intraprendere questa avvenuta, gli disse in dialetto veronese: “ti sei mat!”. La preoccupazione nelle parole della madre consistevano nel fatto che, dopo aver imparato da uno dei suoi fratelli l’arte del panettiere, all’improvviso si sarebbe ritrovato a fare qualcosa che nessuno gli aveva insegnato.

Questa idea gli venne in mente perché, quando consegnava il pane nelle botteghe del paese, notò che nelle stesse vendevano la pasta fatta in casa, ma in piccole quantità.

Così pensò che proprio nella tradizione veneta, una tradizione che portava avanti l’arte della pasta fatta in casa, mancasse una produzione che si occupasse della pasta fresca.

Voleva comprendere se esistesse la necessità di produrla, ed iniziò a fare una vera e propria indagine: quando andava nelle botteghe a portare il pane, chiedeva se ci fosse il bisogno che qualcuno preparasse la pasta fresca, per poi vederla già pronta.

Da qui partì tutto!

A soli 22 anni si fidanzò, ed aveva già messo da parte una discreta somma di denaro. Grazie ad un signore (che si rivelò poi suo suocero), il quale, possedeva un fienile, riuscì ad ristrutturarlo e proprio dal vecchio fienile iniziò la sua produzione di tortellini fatti in casa.

Alla domanda “quanto tempo trascorreva a lavorare nella sua azienda” risponde: “Gli orari non contano quando si inizia un’attività”. Con questa affermazione, voleva fare capire a noi studenti che quando inizi ad intraprendere qualcosa, ci devi mettere tutto il tempo che hai a disposizione affinché si realizzi.

Dato che i compaesani di Rana apprezzavano particolarmente il suo prodotto, decise di ampliare la sua azienda.

Così, partito da tre donne che lo aiutavano nel riempire i tortellini, è passato a dover costruire dei macchinari appositi per la produzione dei tortellini, affinché si potesse soddisfare la domanda a livello nazionale. Questa crescita fu in continua espansione e permise all’azienda di arrivare fino in America.

Giovanni Rana ha contribuito alla trasformazione di un mercato parallelo a quello della pasta, quindi quello degli strumenti per produrla. Doveva inventarsi delle macchine che, lui stesso come pastaio aveva l’esigenza, come ad esempio, dover asciugare i tortellini in un certo modo.

Essendo in un mercato nuovo, che nessuno aveva ancora intrapreso, dovette creare da zero i macchinari.

Ancora oggi, negli stabilimenti americani, hanno dovuto escogitare dei macchinari che soddisfacessero il gusto e il desiderio della cucina italiana degli americani. Hanno creato dei macchinari particolarmente potenti, al fine di poter soddisfare le esigenze degli americani; per farci un idea, se in Italia un raviolo pesa in media 8 grammi, in America il peso medio raggiunge i 14 grammi.

L’attenzione nei confronti del cliente e la premura nei confronti delle persone sono sempre state due tematiche rilevanti per Giovanni Rana.

Durante la conferenza, ciò che traspare dal suo volto é la passione con cui svolge il suo lavoro: il suo scopo é quello di raggiungere il soddisfacimento dei bisogni dei suoi clienti. Vuole che i consumatori siano soddisfatti del prodotto che vanno ad acquistare. Sostiene che qualsiasi mestieri, se non viene svolto con passione, é difficile da portare avanti. Il suo motto, molto semplice, é: “dai dai dai!

Nell’87, l’azienda era ancora piccola, ma era già leder di mercato; col crescere dell’azienda, cominciarono ad arrivare anche delle offerte da parte delle multinazionali. Da qui capì che, dopo i numerosi sforzi fatti, non poteva certo vendere la sua azienda.

Giovanni Rana voleva arrivare ai consumatori, voleva instaurare un legame solido con i suoi clienti: ma in che modo poteva farlo? Iniziò a crearsi una propria “Brand Identity”, attraverso la pubblicità.

Ma all’epoca non aveva le disponibilità liquide. Nello stesso periodo, sulla rete televisiva nacque un nuovo canale, che faceva concorrenza alla Rai: Canale 5.

Era una rete nazionale ma con costi inferiori; decise allora di rivolgersi al direttore del canale che spiegò la sua storia e la sua necessità di farsi conoscere. Dopo essere riuscito a procurasi una spazio pubblicitario, cominciò la promozione dei suoi tortellini.

Il consumatore medio italiano di quell’epoca era diffidente sui prodotti industriali; allora Giovanni Rana, per garantire la qualità del prodotto, decise di partecipare lui stesso alla pubblicità televisiva, per rassicurare ai clienti la qualità del prodotto.

Giovanni Rana é sempre stato un innovatore, perché ha sempre creato qualcosa di nuovo, senza mai essere banale. Dobbiamo ricordare che innovare non significa solo inventare qualcosa di nuovo, ma significa anche risolvere un problema, o soddisfare un bisogno in modo diverso.

Lui ha fatto molto di più, nella scorsa compagna pubblicitaria, ha fatto suscitare un nuovo bisogno ai consumatori. Si é inventato di portare i ripieni del mondo nel tortellino.

Alla domanda come si fa ad essere così innovatori in un settore dove sembra che non ci sia più tanto da inventare, lui ha risposto in questo modo: “Noi adesso abbiamo uno staff di ragazzi, laureati e non, cuochi diplomati che sono direttamente in contatto con mio figlio (amministratore delegato) e lavorano per capire le esigenze del mercato e soddisfare i bisogni dei consumatori. La cosa importare é il prodotto, che deve essere buono e di qualità.” .

Queste sono le sue parole. Focalizza tutto sulla qualità del prodotto, combinandola alle esigenze dei consumatori; per lui é un dovere portare un prodotto sano nelle tavole Italiane ed estere.

Rana all’origine, partendo dal nulla, ha passato dei momenti difficili, dei momenti di crisi, non a livello economico, ma a livello emotivo.  All’interno di un settore come quello agroalimentare, che copre la necessità dei bisogni primari, se si é bravi nel proprio lavoro “non si ha crisi”. Per lui é stato più un momento di debolezza; ad un certo punto voleva abbandonare tutto quello che aveva creato, ma fortunatamente si rese conto di quello che aveva costruito fino a quel momento.

Durante il suo discorso, incita noi ragazzi ad utilizzare sempre la perseveranza e non abbatterci alle prime difficoltà.

Nel corso degli anni il mercato, e più precisamente il settore agroalimentare, è cambiato. Alla domanda se secondo lui c’è ancora spazio per fare business, e se c’è ancora mercato per chi volesse intraprendere una nuova impresa risponde così: “Sul settore agroalimentare, ci son un sacco di scuole che insegnano. È un mestiere di sacrificio. Le persone che hanno avuto successo hanno frequentato delle scuole, si sono formate. Oggi come oggi bisogna specializzarsi, non é come una volta. Bisogna specializzarsi perché c’è una elevata concorrenza. Certi credono di improvvisarsi ristoratori, ma alla fine non hanno nessuna competenza e vanno male. Quindi bisogna partire su delle basi solidi, sulle quali costruire.

Questo è il messaggio che vuole diffondere Giovanni Rana: abbiate passione per ciò che fate e se le cose vanno male abbiate la forza di reagire.

Solo se ci metti il cuore puoi metterci la faccia e la qualità rende le cose semplici straordinarie.

 

Autore: Dora Dimeso