iKnow: Motivational speech con Antonio Cabrini

Ad iBicocca abbiamo avuto l’onore di ospitare un campione dello sport, un giocatore da 10 e lode che ha scritto la storia del calcio italiano quando, in quel famoso ’82, portò gli azzurri in vetta al mondo. Non solo un giocatore, ma una leggenda che ha lasciato un’impronta nei cuori di tutti gli italiani e non, anche di quelli non particolarmente appassionati di calcio. Lui è Antonio Cabrini. Nato nel 1957 a Cremona, dimostrò subito ottime abilità e potenzialità calcistiche e nella Cremonese iniziò la sua splendida carriera. Giocò per 1 anno nell’Atalanta e dopo soli 3 anni dal suo esordio venne ingaggiato dalla Juventus, dove giocò per ben 13 anni e con cui vinse tutto ciò che un campione potesse ambire a quei tempi. Parallelamente ebbe una strepitosa carriera con la Nazionale, con la quale conquistò la coppa del Mondo nel 1982.

Nella sua carriera agonistica ha conquistato 6 campionati, 2 Coppe Italia, 1 Coppa Uefa, 1 Supercoppa, 1 Coppa delle Coppe, 1 Coppa Campioni, 1 Coppa Intercontinentale, è stato miglior giovane al mondiale del 1978, oltre a quello strepitoso mondiale del 1982. Proprio con la Nazionale ha totalizzato 9 goal, che gli valsero il podio della classifica dei migliori terzini nonché il trofeo come miglior difensore degli Azzurri.

Ma veniamo all’evento che lo ha visto protagonista all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Durante il suo intervento ci ha trasmesso alcuni valori propri del mondo sportivo da cui proviene, ma che trovano applicazione nella vita quotidiana: passione, perseveranza, ascolto attivo, motivazione e spirito di squadra sono alcuni di essi. Antonio ci ha parlato con l’esperienza di un vero campione offrendoci inoltre spunti di riflessione su comportamenti e atteggiamenti che possono condizionare anche il rapporto con gli altri.

Lo sport, secondo Cabrini, aiuta a motivare, a rimanere focalizzati sull’obiettivo, a mettersi alla prova, ma soprattutto ad oltrepassare i propri limiti e competere mentalmente e fisicamente. Secondo lui bisognerebbe sempre fare sport, divertendosi; questo aiuta a scaricare la tensione e scollegarsi dai problemi quotidiani. In Italia purtroppo l’educazione fisica non è opportunamente considerata; Antonio pensa che sia un errore in quanto oltre a formare dal punto di vista fisico, offre l’opportunità di imparare a socializzare e fare squadra.

Cabrini ci ha fatto capire quanto sia importante saper ascoltare in tutte le circostanze anche quando la persona che abbiamo davanti ci parla di argomenti che non sono di nostro gradimento o che ci appaiono insensati. Saper ascoltare consigli, fare domande e cogliere spunti dall’esperienza altrui è un’attitudine preziosa che può fornire contributi significativi alla crescita interiore.

Durante l’evento-intervista, alla domanda: “oggi nel mondo del calcio non ci sono più dei giocatori identificativi della squadra in cui giocano, le cosiddette bandiere; cosa ne pensi e quale pensi sia la causa”, Antonio evidenzia come il mondo del calcio stia diventato un mercato molto spesso condizionato dal denaro e le squadre delle vere e proprie aziende. Questo porta meno attenzione alla passione che suscitano nei tifosi. In questa cornice, lo spirito che muove giocatori appartenenti alla stessa squadra è individualistico e talvolta meno rivolto a creare gruppo, motivo per cui è sempre più difficile individuare un leader carismatico che possa diventare una bandiera. Di conseguenza anche l’attaccamento alla maglia da parte del singolo giocatore è “messo a dura prova” dalla quotazione di mercato a cui è legato il suo cartellino.

Antonio ricorda poi i tempi in cui i valori di riferimento per un giocatore erano i legami con la squadra, la passione per il calcio, l’emozione della rete e il desiderio di scatenare la passione nei tifosi e renderli orgogliosi della propria squadra. Cabrini pensa, inoltre, che sia centrale nella vita di ognuno e ancor di più in quella di uno sportivo il concetto di responsabilità. La responsabilità delle proprie azioni, delle relazioni con la società, dei propri comportamenti che inevitabilmente portano a conseguenze, positive e negative. Ognuno è artefice del proprio ruolo e grado di notorietà nella società, tutto dipende dalla persona che vogliamo essere e dei valori che vogliamo trasmettere.

Antonio ha poi ricordato quanto sia davvero importante non mollare mai, non fermarsi davanti agli ostacoli, cercare di vincere i propri limiti e paure. Perseverare continuamente, lottare e migliorarsi sempre per cercare di perseguire e raggiungere i propri obiettivi e diventare dei veri leader e “campioni” nel settore in cui operiamo.

Cabrini è un simbolo di come unendo determinazione, ambizione, costanza e tanto impegno si possa raggiungere qualsiasi traguardo.

Rispetto alla paura Antonio sostiene che sia normale averla, a patto di saperla affrontare, gestire, apprezzare ma anche accettare. La paura deve essere un nemico da controllare e sovrastare con il proprio ego, coraggio e determinazione.

Dopo una breve pausa di riflessione Antonio ci chiede quale sia secondo noi la differenza tra fuoriclasse e campione…

Per lui la differenza è una sola, il fuoriclasse ha paura di perdere, mentre il campione ha paura di vincere. Queste due prospettive apparentemente simili, sono di fatto completamente diverse. Secondo Antonio chi ha paura di vincere non crede abbastanza nelle sue potenzialità, quindi si impone egli stesso dei limiti e delle barriere, non potendo così mai ambire a diventare un fuoriclasse. Chi ha paura di perdere invece teme il fallimento e l’insuccesso avendo raggiunto la popolarità.

Infine Antonio parlando del talento, che ognuno di noi possiede, ci dice che non solo è importante scoprirlo, crederci, ma soprattutto coltivarlo per farlo crescere. Alcune volte il talento è scoperto da altri ma soltanto chi lo possiede, nella propria dimensione interiore, con la testa, con le gambe e con il cuore può renderlo sempre più grande e importante.

In conclusione, un nome-una storia ma soprattutto un uomo, che sa trasmettere dei valori e consigliare i giovani su come approcciarsi correttamente al mondo, con passione, amore ma anche consapevolezza e responsabilità.

Grazie di cuore Antonio!

 

Articolo a cura di Alexandru Rosu