iExample: Sharewood

Una piattaforma in cui confluiscono due flussi, la domanda di noleggio di attrezzatura sportiva dei vacanzieri e l’offerta di attrezzatura sportiva doppia o non usata che riposa nelle case dei proprietari privati. Una community dove intercettare chi condivide la stessa passione sportiva e stabilire un legame tramite lo scambio degli “attrezzi del mestiere”. Ma anche uno spazio virtuale dove trovare i migliori negozi che noleggiano attrezzatura per lo sport. Sharewood è tutto questo, fondata da due ragazzi di Milano a partire dall’esigenza concreta di uno di essi, e ora il più grande market place di attrezzatura sportiva a noleggio in Europa. Su Sharewood si possono trovare a noleggio attrezzature nelle categorie bike, water sport e snow sport. Sharewood colma un bisogno delle persone che viaggiano per fare sport, permettendo di trovare in loco la attrezzatura sportiva di cui necessitano, senza il rischio di incappare in negozi chiusi o mal forniti e senza dover portare con se la propria attrezzatura, costosa, pesante e ingombrante. Insomma, può salvarti la vacanza.

Trasformare la propria passione nella propria impresa è un sogno, ma richiede sforzo e determinazione fuori dal comune. L’idea conta ben poco, anzi praticamente nulla. Ciò che è importante è adoperarsi per realizzarla, sporcarsi le mani, fare. Anche i fondatori di Sharewood hanno dovuto affrontare tutto ciò, e continuano a farlo tutti i giorni per far crescere la start-up. Inutile dirlo, chi fa non può non sbagliare: per ogni cosa è necessario fare dei test, provare diverse soluzioni e a costo contenuto, per arrivare a definire, tramite numeri, dati e metriche ben precise, quale di esse converte maggiormente. Tutto ha necessità di essere validato, dall’aspetto più particolare, il micro, all’aspetto macro, che tiene insieme sinteticamente ogni singolo dettaglio contestualizzandolo in uno schema d’impresa unitario. A questo principio la start-up non si può sottrarre mai, in nessuna delle fasi in cui si trova.

Ed è così che ai suoi primi passi il modello di business di Sharewood viene validato con interviste dirette alle persone, chiedendo a tutti – genitori, nonni, zii, amici e parenti, nessuno escluso. La paura di svelare la propria idea equivale a non sottoporre il modello di business alla prova del mercato, e quindi non ricevere feedback da esso, vitali per l’impresa. Sharewood inizia in questo modo ad avere le prime piccole community di users in città come Roma e Milano, basando il proprio business model su un funzionamento peer-to-peer tra privati. Si rende conto che uno dei gap da colmare è la fiducia di chi presta la propria attrezzatura, e lo fa imponendo una assicurazione sui beni messi a noleggio, arrivando così ad avere tra la lista degli “affiliati” biciclette dal valore di 5000 euro. Dal lato dei clienti invece una volta provato e capito come funziona non se ne può fare più a meno.

Procedendo tramite test, feedback, analisi di numeri, dati e metriche Sharewood amplia il proprio mercato includendo nel proprio modello di business i negozi di attrezzatura sportiva. Aumenta il volume della community, il numero degli users e di coloro che rendono disponibile la propria attrezzatura sportiva, l’estensione geografica di copertura della start-up, varcando i confini nazionali per aprirsi verso l’Europa e non solo. <<La via da percorrere è lunga e faticosa, ma non ci sono sconti se l’obbiettivo è arrivare ad essere un colosso internazionale nel settore prescelto. E una delle discriminanti è sicuramente il team: le persone molleranno perché è difficile; ciò che importa è non fermarsi, andare avanti, ricercare altri disposti a condividere il tuo sogno e vivere per esso. Chi investe lo fa nel team, non nella idea. Serve determinazione e bisogna essere disposti a dare tutto. Ma è importante darsi sempre dei tempi per raggiungere degli obbiettivi: darsi dei paletti è necessario per mettere a terra la propria idea>>.

L’obbiettivo lo si raggiunge tramite un marketing e una comunicazione efficaci dell’impresa. L’obbiettivo lo si raggiunge tramite gli errori e i test. La testimonianza di Sharewood non si discosta da ciò: nonostante advisors esperti esterni ben referenziati e corsi di preparazione di ogni genere commettere errori è fisiologico, inevitabile, anzi quasi necessario allo sviluppo dell’azienda: test significa errore, errore significa feedback, feedback significa aggiustare l’operazione in base alla risposta del mercato. Ciò che conta è minimizzare il costo dei test e degli errori, dare una lettura veloce ed efficace dei risultati e tenere insieme ad un tempo gli aspetti micro e macro, basandosi su dati certi, su numeri e su metriche.

Lavorare in una start-up come Sharewood spinge al massimo le potenzialità della persona, fa uscire le sue qualità, che prima sembravano non esistere nemmeno, costringe ad uscire dalla comfort zone per mettersi in gioco, e insegnando cosa significano determinazione e dedizione per raggiunge l’obbiettivo. Una azienda dove si apprendono capacità tecniche necessarie a lavorare nel mondo delle start-up, non acquisibili nemmeno nelle più grandi realtà corporate, dando alla persona delle skills per inserirsi in molti contesti lavorativi innovativi ed evitare di rimanere tagliati fuori dal mondo del lavoro contemporaneo, sempre più spinto verso l’innovazione. Allo stesso tempo una palestra di vita, dove forgiare la propria personalità e la capacità di farsi largo nel mondo.

Autore: Daniel Romano

Intervista a Sharewood

 

  1. Come avete fatto a trasformare la vostra passione in un lavoro?

Sharewood è nata da un bisogno; qualche anno fa l’appassionato surfista e futuro CEO di Sharewood, Piercarlo Mansueto, si trovava in vacanza in Portogallo per cercare l’onda perfetta. Quel giorno le onde erano spettacolari e in uno scenario di quel calibro era davvero un peccato non entrare in acqua con una tavola. Trovandosi all’estero senza la propria tavola da surf, il nostro CEO decise di andare alla ricerca di una tavola sul posto; trattandosi di un periodo di alta stagione, tutti i negozi di noleggio nelle vicinanze erano sprovvisti di attrezzatura. Il caso vuole che incontrò un surfista locale, che si offrì di prestargli la sua tavola. Un’esperienza da non dimenticare che ha dato vita all’idea di Sharewood, un portale di noleggio attrezzature outdoor tra utenti. E Sharewood ha dato vita a un’idea di sharing economy all’insegna dell’ecosostenibilità e dello sport condiviso.

 

  1.  Siete “partiti in due da una mansarda di Milano” e ciò sembra riecheggiare la storia dei giovani ragazzi che, con pochi spiccioli tra le mani, hanno in testa una idea.  Nei fatti, che competenze avevate all’inizio del vostro percorso e quali competenze/capacità avete dovuto sviluppare per portare avanti una impresa (che è qualcosa di concreto a tutti gli effetti, ben lontana da essere solo una idea)? Avete imparato da voi tutto ciò che vi serviva sapere oppure avete accolto nel team altre persone che apportavano quelle competenze tecniche/capacità imprenditoriali necessarie?

I nostri studi hanno, senza dubbio, contribuito a farci spiccare il volo, avere alcune conoscenze di economia, management, marketing e comunicazione è la chiave per lanciare un’azienda.

Tutte le altre competenze, sia hard che soft skills, le abbiamo costruite nel tempo, provando, sbagliando e ricominciando da capo. Il lavoro quotidiano in una startup ti insegna a misurarti con problemi ed opportunità nuove e diverse ogni singolo giorno e la tua mente deve essere sempre elastica, aperta, desiderosa di imparare cose nuove. Soprattutto nella gestione del team e nell’organizzazione daily del lavoro abbiamo dovuto integrare le nostre competenze inserendo nel team persone che avevano già avuto esperienze in ambito aziendale, HR ed in ruoli operativi e di coordinamento.

 

3. In un progetto come il vostro quanto è importante avere un team stabile, che lavori possibilmente in modo armonioso e sinergico? Oppure demandare in outsourcing parte delle necessità a consulenti/esperti/tecnici esterni?

La sinergia del nostro team è il fattore chiave della nostra crescita. Siamo partiti in 2 in una mansarda e ora siamo più di 20, ma non abbiamo mai perso lo spirito conviviale e solidale che ha sempre contraddistinto il team di Sharewood. Ogni persona che entra nel team sposa i nostri valori, la nostra missione e i nostri obiettivi e dal primo all’ultimo dei membri tutti contribuiscono in egual misura in maniera creativa e operativa alla riuscita della nostra impresa.

 

4. Come avete fatto a diffondere il progetto ad ampia scala e ad arrivare agli attuali numeri in termini di utenti, community, prodotti caricati, visitatori unici e soci? In quanto tempo e con quali mezzi? E infine, cosa pensate che abbia fatto la differenza per l’attecchimento del progetto: la comunicazione/piano di marketing che lo ha spinto o il fatto che rispondesse a un bisogno di mercato effettivo (anche se magari latente) degli utenti?

Come ben sapete, i mezzi di una start up sono limitati. Gli elementi fondamentali per raggiungere una crescita così veloce sono stati molteplici, sicuramente la campagna di equity crowdfunding ci ha fatto raggiungere una visibilità molto alta e ci ha regalato 179 nuovi soci che sono anche i primi ambassador della community! La cosa di cui andiamo più fieri è la community che siamo riusciti a costruire. Vantiamo una community di più di 50.000 persone, tutti profilati sullo sport outdoor, entusiasti viaggiatori e sperimentatori di emozioni. La nostra mission è coinvolgere il maggior numero di appassionati di adventure travel e sport outdoor con gli eventi, il marketing e la comunicazione in modo da contagiare e farci contagiare in un corto circuito di emozioni adrenaliniche.