iKnow: LinkedIn, l’esperienza di Valore BF

Curriculum vitae in formato europeo o personalizzato?  “Nessun curriculum!” vi risponderebbe Emanuele Cavallari di Valore BF. L’HR Manager dell’azienda di innovazione digitale per il business, in fase di reclutamento, preferisce infatti uno screening accurato dei profili social dei candidati. LinkedIn in primo luogo.

“Oggi”, sostiene, “le nuove tecnologie sono dalla nostra parte se decidiamo di utilizzarle nel momento del primo approccio con l’azienda e, in generale, con il mondo del lavoro” e LinkedIn in quest’ottica è un generatore di opportunità. Non a caso, in Italia sono 12 milioni gli utenti che scelgono di servirsi del social come biglietto da visita 2.0 nella ricerca di un’occupazione. Un profilo curato è infatti indicizzato dai motori di ricerca e, a differenza di un CV Europass, permette di mettere in risalto le proprie skills, a partire da quelle definite ‘soft’, cui oggi viene riconosciuto un valore di gran lunga maggiore rispetto a quelle definite invece ‘hard’. Sono queste, spiega Chiara Marcora, Web Marketing Specialist della sede gallaratese, che vanno poste in primo piano al momento della costruzione della propria pagina; è su LinkedIn che si basa oggi la prima impressione e coltivare il proprio profilo significa fare personal branding.

Ma come costruire un buon profilo? Marcora suggerisce l’utilizzo di fotografie professionali, con immagini in primo piano che trasmettano un messaggio di positività; consiglia anche un’immagine di copertina che rimandi alle caratteristiche dell’azienda per cui si lavora o alla professione che si desidera svolgere. Fondamentale poi ottimizzare l’URL del proprio profilo e utilizzare delle keyword per la compilazione di una presentazione iniziale efficace. Le skills? Non più di una quindicina. I contenuti? Puro storytelling sul percorso lavorativo e di studi.

Se da una parte LinkedIn è un ottimo strumento per chi un lavoro lo cerca, anche le aziende che invece sono alla ricerca di collaboratori utilizzano questo strumento per un primo contatto. Soprattutto, per la costruzione di un network e la creazione di legami con altre imprese. Un utilizzo che sicuramente può essere utile anche al singolo. La differenza, sottolinea però Cavallari, ancora la fanno il contatto telefonico e il colloquio. Una risposta sincera a domande quali ‘conosci la nostra azienda?’ e ‘perché sei interessato a questo lavoro?’ può stravolgere la prima impressione. “E, da non sottovalutare, il linguaggio non verbale!”.

 

Articolo a cura di Sara Ballabio