iExample: Musement, vivi ogni città come se fosse la tua

Creare un progetto nel mondo start up in cui essere italiani non sia un deficit ma un valore da espandere nel mondo: da qui l’idea di concentrarsi sul travel e, in particolare, sul segmento in-destination activities, relativo a ciò che si fa una volta raggiunta la propria destinazione. Così è nato Musement, una piattaforma che aiuta i viaggiatori a rendere indimenticabili i loro viaggi, offrendo un’ampia scelta: ingressi a musei e attrazioni, eventi temporanei, tour guidati, esperienze esclusive e attività gratuite. Musement oggi conta circa 150 persone, ha in portafoglio 45.000 attività e copre 1.100 città in 75 diversi paesi. Uno dei punti forti di questo servizio sono gli e-tickets, ovvero biglietti digitali che non è necessario stampare e che aumentano la comodità dell’utente soprattutto nel caso di acquisto last minute.

Fabio Zecchini, CTO e co-founder di Musement, ha ripercorso con noi la sua esperienza di imprenditore, dandoci consigli utili su alcune fasi della vita di una start up.

Innanzitutto, un tema delicato è quello dell’hiring, perché aumentare il numero di persone in azienda in poco tempo crea un forte rischio di contrasti a causa dei diversi fit culturali dei dipendenti dell’azienda. È necessario, quindi, creare un’organizzazione solida, dei team adeguati e dei processi efficaci.

Rimanere focalizzati è un altro aspetto molto importante, bisogna capire quali sono le nostre roadmap e seguirle sempre in modo coerente. Qualche adattamento o mini-pivot si può fare, ma non deve essere la quotidianità.

Il fundraising, soprattutto in Italia, non è per niente facile. Curare bene il team, farsi affiancare dalle persone e dalle aziende giuste, costruire un modello di business solido diventa imprescindibile.

Sentiamo che c’è una possibilità particolare, qualcosa che darà una svolta all’azienda? Prendere l’onda! Bisogna sempre cogliere al volo tutte le opportunità che ci si presentano davanti.

Infine, be happy: essere uno startupper significa essere privilegiati. Non è sempre facile, ma se ogni giorno sei felice e contento quella è la tua strada.

Carlo Andrea Banfi, Design Product Manager ci ha raccontato, invece, di come il fallimento della sua start up lo abbia portato sulla strada giusta. È molto facile perdere il focus, distrarsi, prendere una strada solo perché è la prima occasione che si ha sottomano e non si può pensare di fare una startup senza impegnarsi al 100%, se l’idea diventa qualcosa di concreto bisogna essere presenti, lavorarci giorno e notte.

Bisogna parlare di quello ciò che si fa, non tenere nascosta un’idea ma validarla, capire se la direzione è quella giusta. Questo perché magari ci capita di parlare del nostro progetto con qualcuno che ci può dare una mano a svilupparlo, a migliorarlo o a darci contatti per realizzarlo!

Se vogliamo creare un nuovo prodotto o servizio dobbiamo avere ben chiaro per chi lo si fa, chi sono gli utenti. Una volta che si ha l’idea, si è fatta un’analisi di mercato ed è stato selezionato un target di riferimento, può essere utile sviluppare dei business case, perché anche Carlo ribadisce l’importanza di ragionare e valutare un’idea attraverso dati e non opinioni, usando quindi un data driven approach. Potrebbe essere utile partire da test macro, svolti sulle funzionalità principali e più grandi del prodotto o servizio, fino ad arrivare a test più specifici per avere un continuo improvement su prodotto, sulle revenues e, quindi, business. Imparare da chi già lo fa, studiare come i competitor hanno sviluppato il loro prodotto e dove sono arrivati può aiutarci a capire come sviluppare meglio il proprio prodotto e divenire così più competitivi. Non importa arrivare per primi sul mercato, il fatto che qualcuno lo stia già facendo è prova che ha senso continuare sul proprio progetto, ma bisogna fare di più e cercare di essere i migliori!

Creare un buon team è fondamentale. Servono figure eterogenee che per Fabio devono avere tre caratteristiche: avere fit culturale con quello che viene costruito, avere ottime skill tecniche in quello che fanno, essere intraprendenti e imprenditoriali fin dall’inizio quindi che non solo fanno bene il lavoro per cui sono assunti ma fanno di più: le idee arrivano da tutto il team. Per Carlo, invece, i team devono essere cross-funzionali e orientati non sulla tecnologia ma sui goal. Ogni team deve avere delle KPI da rispettare, un obiettivo specifico da raggiungere. Nell’ottica del team diventa importante la condivisione, mettere a sistema tutto ciò che si impara, condividere anche i propri errori per poterli risolvere insieme e capire come migliorarsi e non commetterli in futuro.

Un ultimo consiglio per tutti è scegliere l’azienda giusta, non fermarsi su un’offerta di lavoro solo perché al momento ce ne sono poche e abbiamo paura di non trovare altro. Sicuramente dobbiamo fare esperienza e provare, ma quando capiamo la nostra strada dobbiamo fare di tutto per seguirla!

 

Articolo a cura di Elena Riganti