iExample: buddybank – Il nuovo modello di banca digitale di Unicredit

Ti aspetteresti gente in giacca e cravatta, rigidi e anche un po’ ingessati, perché in fondo sempre di una banca si tratta. Invece Angelo D’Alessandro e il suo team, tutti giovani, vestono jeans, sneakers e una felpa col cappuccio che porta la scritta “buddybank“. Perché fare innovazione, specialmente all’interno di un istituto bancario enorme come Unicredit, richiede ben altro che il portamento del classico banchiere. Cosa ci vuole per innovare una banca?

Tutto inizia alcuni anni fa. Angelo D’Alessandro, appena diplomato in ragioneria, inizia a lavorare in banca mentre studia al primo anno di Economia in Bicocca – facoltà che non porterà a termine – e ha in testa questo obbiettivo, innovare la banca. Per fare una cosa del genere in un istituto come Unicredit si rende necessario l’appoggio di qualcuno che creda in chi propone l’idea, disposto a supportare e guidare: uno sponsor, e D’Alessandro lo trova. Prende avvio il progetto Padulo, germe del progetto innovativo successivo, che ha come goal la creazione di una banca per anziani controllabile virtualmente. A seguito di numerosi Focus Group e Workshop pieni di sfumature folcloristiche con soggetti di età compresa tra i 65 e i 90 anni, D’Alessandro con il suo primo team, tramite il contatto diretto con gli utilizzatori finali del servizio, mette a punto un modello di banca per anziani utilizzabile da remoto con il proprio personal device, smartphone o tablet, dove la parola d’ordine è semplicità. Tutto questo in due anni, in cui è servita resilienza per ammortizzare i momenti di sconfitta e oltrepassarli facendo un altro passo avanti.

Diventa fondamentale il periodo di scouting and researching: D’Alessandro, col consenso dei suoi superiori, si reca periodicamente in Silicon Valley per conoscere le innovazioni in campo Fintech. Trae ispirazione ed energia da queste esperienze e riporta tutto in Unicredit in forma di report. Matura sempre più la sua idea di banca innovativa, che si distacca dai vecchi paradigmi e trasforma soprattutto il modo di relazionarsi con i clienti: infatti D’Alessandro si chiede dove e che cosa innovare, e la risposta sono i punti di frizione e i meccanismi lenti e farraginosi, ben noti agli impiegati e a coloro che ogni giorno svolgono funzioni operative: ancora una volta è fondamentale uscire dal proprio edificio e chiedere agli altri per imparare, capire e rielaborare le nozioni in una idea innovativa.

Mettendo assieme tutti i tasselli di un lungo percorso durato anni, tra esperienze positive e negative, facili e difficili, viaggi in Silicon Valley e report, relazioni con i proprio superiori e cambi di management, finalmente a D’Alessandro si presenta il momento giusto per presentare al suo nuovo sponsor in Unicredit il suo progetto di banca innovativa, buddybank, una banca conversazionale che si prende cura del cliente, gli risponde in chat, parla con lui come se fosse il suo migliore amico, gli dà consigli su ogni aspetto della vita, facendolo sentire importante. L’idea fa breccia: subito D’Alessandro inizia a costruire il team di persone con cui lavorare a buddybank, persone dinamiche, appassionate, che non necessariamente sanno tutto ciò che serve, ma sono impazienti di imparare. Il 22 luglio 2015 il progetto prende ufficialmente avvio. E così ogni giorno quarantaquattro giovani talenti lavorano in un ambiente alla pari, dove il capo siede accanto allo stagista, per far crescere la startup. Perché dietro buddybank ci sono persone, non bot.

Così si fa innovazione. Serve resilienza; uno sponsor che ci creda, perché da soli non ce la si può fare; la capacità di prendersi il rischio e sopportare il fallimento; gli errori, quelli da cui si imparano lezioni; la curiosità, per scoprire e imparare sempre nuove cose; e infine l’umiltà, per mescolare tutte queste cose assieme: solo così si raggiungerà l’obbiettivo.

Autore: Daniel Romano