iBook: dietro alle quinte di Unicredit

Giovani e innovazione. È stato questo il binomio ricorrente durante l’incontro con Raffaella Dal Degan, ICT compliance risk manager di UniCredit: laureata in ingegneria, ai tempi non avrebbe mai pensato di lavorare nel mondo bancario, ambiente molto lontano dal suo percorso di studi. Tuttavia “bisogna prendere in considerazione qualsiasi opportunità, non sai a cosa ti porterà”.

Negli anni ‘80, la tecnologia era ben lontana dal contesto bancario, soprattutto in Unicredit, la cui politica aziendale era fortemente tradizionalista nel settore contabile, sia perché il cambiamento implica uno sforzo psico-fisico, sia per timore dei contabili stessi di venir rimpiazzati dalla macchina. Laureata da poco, Unicredit le affidò il compito di innovare la contabilità impiegando la tecnologia, ovvero introdurre quella che sarebbe diventata la “FinTech”. Ad oggi si dà molta importanza a questo aspetto, tanto che nelle banche sono stati istituiti reparti di researching appositi.

Se da una parte le modalità di contabilità e di servizi ai clienti si sono evoluti, digitalizzandosi, dall’altra la concezione di banca risulta anacronistica: “va ripensato il modo di fare banca e sarebbe il momento di fermarsi a pensare cosa vuole essere la banca di domani” afferma la relatrice, soprattutto alla luce dell’andamento di UniCredit degli ultimi anni, colpita da una contrazione dei profitti dalla crisi del 2008, nonché dall’emergere di nuovi competitors rappresentati da nuove servizi di pagamento (GooglePay, AmazonPay, ApplePay, AndroidPay…). Bisogna anche notare che i costi di struttura per la compliance legislativa sono molto alti in Italia, testimoniato dal fatto che è assente qualsiasi banca estera nel territorio italiano.

Ma parlando di ciò che può toccare direttamente uno studente che si affaccia al mondo del lavoro: cosa significa lavorare oggi in una banca? Un tempo (si parla degli anni ‘80-’90) un posto in banca rappresentava sicurezza e stipendi alti, ma oggi il discorso è un po’ diverso. Un altro problema è il fenomeno di spersonalizzazione che colpisce il dipendente, non più in grado di riconoscersi all’interno della macchina aziendale, incapace di focalizzare il fine delle sue funzioni in un ingranaggio così grande come potrebbe essere una filiale.

Ma quindi quali opportunità hanno giovani di oggi? Siccome ormai il posto sicuro risulta solo un miraggio, conviene rischiare di più e realizzare la propria idea imprenditoriale, che oggi troverebbe terreno fertile in incubatori come le università. Tuttavia bisogna superare, volenti o dolenti, la fase frenetica ed imprevedibile di Start up e tale passaggio avviene spesso indipendentemente dalla propria volontà, poiché è il mercato a decidere del destino di un’impresa.

 

Articolo a cura di Loris Castagna