iBook: Smarting up!

Smart working, nuove frontiere dell’organizzazione nel mondo del lavoro e cambiamento della purpose aziendale: Alessandro Donadio, autore di “Smarting up!“, ci ha raccontato di tutto questo durante un incontro iBicocca.

Nel corso del Novecento, il rapporto tra dipendente e datore di lavoro si è basato totalmente sui concetti di spazio e di tempo: il datore di lavoro imponeva gli orari e i luoghi dove il lavoratore avrebbe dovuto recarsi, le modalità tramite cui il lavoro avrebbe dovuto svolgersi e il protocollo da seguire. In questo contesto, il ruolo del lavoratore si concretizzava semplicemente nella mera esecuzione del protocollo: questo sistema di gestione, spesso accompagnato da sistemi di leadership autoritari, riconduceva il lavoratore a un ruolo preimpostato e non stimolante.

Negli ultimi anni, grazie ai cambiamenti nel mondo digital e all’avvento dello smart working, le aziende hanno iniziato a delegare sempre di più ai dipendenti, fino a concedergli la quasi totale autonomia di gestione: i lavoratori, infatti, nell’ambito dello smart working, sono liberi di scegliere dove e quando lavorare, e l’unico vincolo che li lega al datore di lavoro è rappresentato dalla scadenza entro cui devono presentare l’esito del progetto che è stato loro assegnato.

Secondo Donadio, nell’ambito di un simile cambiamento si deve passare dalla concezione di un’organizzazione aziendale solida e preimpostata, su cui il lavoratore liquido deve plasmarsi, a un’organizzazione liquida, che deve plasmarsi sulle peculiarità dei lavoratori. Questo tipo di cambiamento di mindset permette di stimolare maggiormente la creatività dei lavoratori, spingendoli a trovare soluzioni innovative ai problemi che l’azienda deve affrontare. Dematerializzare l’ambiente di lavoro implica però il venir meno dei concetti di spazio e di tempo, su cui l’organizzazione aziendale ha sempre poggiato le fondamenta: la smart organisation deve perciò poggiare su nuovi pilastri, ovvero una stimolante leadership, che permetta al lavoratore di non perdere di vista la purpose, e la self accountability, ovvero la dedizione individuale al proprio lavoro.

 

Articolo a cura di Linda Brunelli