iBook: Lavoretti, così la sharing economy ci rende tutti più poveri

In Bicocca abbiamo ospitato Riccardo Staglianò giornalista inviato de «la Repubblica» e scrittore dell’ultimo suo libro Lavoretti. Cosí la sharing economy ci rende tutti piú poveri (2018) per Enaudi.

L’incontro è girato intorno alla differenza lessicale tra sharing economy e gig economy.

Gig sta per “Lavoretto”.  Diversa è l’idea positiva della condivisione richiamata dalla sharing economy. Nessuno si opporrebbe al bene degli altri.

Grazie alle storie reali raccontate da Staglianò noi studenti abbiamo ragionato sulle disparità tra chi lavora ai vertici delle piattaforme e chi lavora per arrotondare. 



Le piattaforme di sharing economy, come Uber, Airbnb, etc. sono frutto della recessione che ha vissuto l’economia mondiale: chi aveva denaro liquido non comprava investimenti bancari perchè poco redditizi, al contrario il nuovo mercato dell’economia digitale aveva buone prospettive di crescita. 

Dall’altro lato ci sono i salari che diminuivano e la disoccupazione raddoppiata negli Stati Uniti. Le persone accettano i “lavoretti”, in mancanza di alternative. 



Nasce così il bisogno di arrotondare lo stipendio, ma a quali costi sociali?


Staglianò ci spiega come il welfare è in crisi se la gig economy crescesse ancora di più. C’è un forte sbilanciato tra il numero dei lavoratori dipendenti e il valore dell’azienda, questo è sinonimo di un nuovo capitalismo. Una grande ricchezza per pochi, che aumenterà il bisogno di lavoretti, in una spirale senza fine.

Il welfare è in crisi considerando anche il tema dell’elusione alle tasse, possibile attuando schemi di ottimizzazione fiscale. In molti casi facendo accordi con i singoli stati. Di andamento contrario è la proposta della Web Tax della commissione europea.

Cosa possiamo fare e cos’è stato fatto dai cittadini?
A Bologna Tommaso Falchi insieme ai riders (per la maggior parte studenti) hanno fondato un sindacato dal basso: Riders Union Bologna

Il lavoro a cottimo è sempre esistito, ma i diritti dei lavoratori non devono essere dimenticati. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro (art 1 della costituzione). 



La difficoltà oggi è ritrovare la dimensione collettiva nel lavoro. L’intermediazione dei software e delle interfacce la rende più difficile. 
L’INPS nell’ultimo report annuale ci dà una visione d’insieme, analizzata qui da alcuni studenti della nostra università.

 

Articolo a cura di Arianna Goldoni