Eleonora Cogo: quando salvare il Pianeta è un gioco da ragazzi

“Esistono solo due certezze nella vita: una è la morte, l’altra sono le tasse”. Quante volte abbiamo sentito questa citazione attribuita a Benjamin Franklin? Crediamo sia doveroso aggiungere una terza certezza che il padre fondatore americano non poteva conoscere ossia quella dell’ingresso dei tuoi genitori nella stanza in cui studi, proprio nel momento esatto in cui prendi il cellulare in mano.

 

Ma tranquilli, siamo pronti a fornirvi una soluzione, che possa aiutarvi a convincerli che attraverso il telefono che ci vedono sempre in mano, in realtà, stiamo contribuendo attivamente alla salvaguardia del pianeta. Okay, non è propriamente il nostro pianeta… ma su questo possiamo momentaneamente soprassedere e metterci all’ascolto della Dottoressa Eleonora Cogo, Senior Scientific Manager, qui in veste di creator di Change Game.

 

Salve Dottoressa Cogo, oggi è qui al WMF per parlare di “Change Game”. Le va di spiegarci cos’è e come è nato? E quali sono gli obiettivi di “Change Game”?

 

La creazione del gioco nasce dall’esigenza comunicativa della fondazione CMCC. Il centro Euro-mediterraneo per i cambiamenti climatici, in acronimo CMCC, si occupa di studiare il clima e le conseguenze del riscaldamento del pianeta sul sistema climatico. Come è facile immaginare, queste tematiche sono estremamente complicate da comunicare. Change Game nasce dalla vera e propria necessità di avere un semplice strumento di divulgazione sui cambiamenti climatici che potesse permetterci di parlare di tematiche così attuali in maniera meno didascalica e più esperienziale. Abbiamo creato un mondo virtuale in cui i giocatori possono vedere, in anticipo sui tempi, quello che accadrà al Pianeta se non si entra subito in azione. Change Game è stato creato in collaborazione con Melazeta, una società specializzata nello sviluppo di serious gaming, ma è stato grazie a Climate-kic che questo gioco è oggi fruibile gratuitamente. Tra gli obiettivi principali, oltre quelli divulgativi già citati, c’è sicuramente quello di far comprendere quanto sia effettivamente difficile costruire una società a zero emissioni, il che consente ai giocatori di apprezzare la complessità delle sfide che, nel futuro prossimo, ci aspettano. In generale, questo è un videogioco che rientra nella categoria “city builder”, in cui ogni giocatore è responsabile della propria città e deve procurare cibo per i propri abitanti e materie prime per continuare la costruzione delle infrastrutture necessarie alla sopravvivenza della popolazione. Però, sostanzialmente ogni passo verso l’evoluzione della città è associato a una emissione di CO2 che poi influenza la temperatura del pianeta. Un elemento di novità è che il giocatore ha la possibilità di investire in ricerca e innovazione in modo da favorire il raggiungimento delle emissioni zero nette. Un’altra, è quella di consentire di investire nell’educazione in modo da responsabilizzare i cittadini e rallentare il tasso di emissioni. Addirittura all’interno della città possono essere sviluppate delle tecnologie attualmente ancora in fase sperimentale ma che sono fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi che conducono alla vittoria del gioco. Il nostro augurio è che Change Game che possa mettere in moto l’immaginazione dei fruitori, in modo che possano loro stessi proiettarsi in un mondo a zero emissioni, un mondo resiliente ai cambiamenti climatici. Secondo noi, Change Game ha il pregio di far riflettere sia sugli “ingredienti” del problema del cambiamento climatico ma anche sulle soluzioni che possiamo mettere in atto.

 

Come è nata l’idea di avvicinare la scienza al mondo del gaming?

 

Tutto è partito dal fatto che spesso venivamo chiamati nelle scuole per fare degli interventi divulgativi circa le tematiche dei cambiamenti climatici. Arrivati lì, gli strumenti di cui disponevamo erano quelli tradizionali ma per parlare di un tema così complesso, far vedere “solo” dei grafici rende l’argomento di difficile comprensione e c’è la possibilità, non remota, che si diffonda nell’auditorio la sensazione che “il problema” sia molto lontano dalla nostra realtà. Il bello del gioco, invece, sta nel fatto che ci ha permesso di aiutare i giocatori a immedesimarsi nella problematica stessa, facendoli padroni e attori del loro piccolo pezzo di mondo. Avvicinare il mondo del gaming al cambiamento climatico ci ha permesso di passare le stesse informazioni di sempre ma in maniera giocosa, innovativa e coinvolgente.

 

Quali sono stati, secondo voi, gli elementi decisivi suoi quali si è puntato all’inizio per coniugare il necessario interesse dei giocatori con il perseguimento dei vostri obiettivi? E ci sono stati degli aspetti che vi hanno sorpreso, dei suggerimenti arrivati direttamente dai giocatori?

 

All’inizio ci ha aiutato molto la decisione di co-ideare il gioco insieme a un nutrito gruppo di persone, ciascuna con competenze diverse. Tra queste avevamo principalmente: gamers, sviluppatori di videogiochi, che conoscevano le meccaniche utili per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi, poi c’erano gli educatori e, ovviamente, gli scienziati. Il processo di co-creazione ci ha permesso di ottenere un gioco altamente stimolante e meno ‘noioso’. Uno dei suggerimenti più preziosi arrivatici dal gruppo dei gamer è stato quello di inserire la modalità multiplayer, alla quale non avevamo inizialmente pensato, ma che, ad oggi, soprattutto nelle scuole, è una delle forze trainanti del successo di Change Game. e permette di convogliare bene il messaggio che nessun può risolvere questa crisi da solo ma è necessario il contributo di tutti e collaborare per raggiungere obiettivi così ambiziosi.

 

Anche se è il gioco è disponibile solo da un anno, avete raccolto già dati per valutare l’impatto sulla sensibilità dei fruitori rispetto alle tematiche del cambiamento climatico?

 

Sì, è vero il gioco è uscito solo il novembre scorso ma abbiamo avuto tantissimi feedback lungo tutte le fasi della creazione e ad esse si sono aggiunte quelle arrivate dai social dopo l’uscita. Ma devo dire che i riscontri più utili sono arrivati dalle conversazioni nelle classi. Il lavoro con le classi era diviso in due sessioni, nella prima spiegavamo il gioco e poi tornavamo dopo due settimane e coglievamo l’occasione per confrontarci circa quello che gli studenti avevano appreso e quelle che erano state le difficoltà. Ad oggi contiamo diverse migliaia di persone che lo hanno scaricato e questi numeri sono frutto di un passaparola continuo e troviamo che questa cosa sia molto positiva. Nelle versioni future vorremmo integrare tutti i suggerimenti raccolti per creare uno strumento di consapevolizzazione che duri nel tempo.

 

Parafrasando Alberto Sordi ne “Il Marchese del grillo”, e riferendoci a Change Game, è possibile lasciare un monito a tutti i giocatori: “Quanno se gioca bisogna esse seri”.

 

Laura Franceschi

Studentessa di Scienze e Tecnologie dell’Ambiente e del Territorio presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Partecipa al ciclo X di iBicocca per ampliare le proprie conoscenze anche curiosando in ambiti lontani dal proprio campo di studi.