Biovaproject: dal pane invenduto alla birra, un brindisi contro lo spreco alimentare

Andare a prendere il pane invenduto dal panettiere locale o al supermercato, macinarlo e ricavarne birra che poi verrà venduta negli stessi negozi che hanno fornito il loro pane avanzato. Questo è ciò che da un anno a questa parte fanno i ragazzi di Biova, una startup piemontese che ha dichiarato lotta allo spreco alimentare con il motto: “la birra non avanza mai, il pane purtroppo sì” e i numeri lo possono confermare: 1300 tonnellate di pane avanza in tutta Italia ogni giorno.

 

Abbiamo deciso di intervistare Franco Dipietro, Founder e CEO di BiovaProject che ci ha raccontato come è iniziato questo progetto di economia circolare, come si immaginano in futuro, ma anche le difficoltà che un’iniziativa impegnativa quale una startup possono portare.

 

Franco, domanda semplice per iniziare, sempre presente quando si parla di idee innovative, come vi è venuto in mente questo progetto?

 

“L’idea è arrivata pian piano a partire da un percorso di comunicazione e marketing che abbiamo portato avanti negli ultimi anni verso delle onlus, cominciando a frequentare il loro ambiente, nella fattispecie quelle che si occupano del recupero alimentare. é stato proprio da lì che abbiamo capito l’enormità della questione, nello specifico di quella del pane considerato da sempre l’incubo di queste organizzazioni dato che purtroppo ne avanza tantissimo ed è molto difficile da rimpiazzare in beneficenza, anche regalandolo non si riesce a non buttarne via, data l’inimmaginabile quantità. Fatte queste osservazioni, sapendo che esiste un modo per fare birra dal pane, abbiamo semplicemente unito le due cose creando un modello di business capace di andare a recuperare questi sprechi.”

 

Quali sono le difficoltà maggiori che state affrontando o che avete affrontato?

 

“La difficoltà non è assolutamente quella di trovare pane avanzato, come ho detto ce n’è tantissimo e fare la birra da esso di per sé non è un problema, la vera difficoltà è fare in modo che arrivi in tempo utile, andando ad intercettarlo al momento giusto per essere trasformato e quello è ciò che va studiato e messo in regola, proprio questa è la forza di Biova Project: andare a perfezionare il modello logistico di recupero, ancora in sviluppo.”

 

Avete degli obiettivi a lungo termine? Come vi vedete tra 10 anni?

 

“Per il momento stiamo operando nel nord-ovest dell’Italia tra Piemonte, Liguria e Lombardia, molto di più di alcuni nostri competitor che lo fanno a livello di quartiere, noi facciamo anche quello, ma cercando di espanderlo ad un livello più ampio. Se vogliamo guardare sul lungo termine, il nostro piano chiaramente è aumentare il valore della società e la sua capacità di recupero, l’obiettivo principale per noi è “salvarne” il più possibile, ci piacerebbe ampliarci, prima sul territorio nazionale e poi, perchè no, in futuro anche internazionale, insomma siamo un po’ all’inizio per dirlo ma l’idea c’è.”

 

Hai un’avventura da startupper, un momento particolare di questa crescita che porti nel cuore?

 

“Anche se siamo ancora agli albori, penso che la cosa più bella sia l’interesse che si è creato sia a livello di istituzioni, sia a livello dei singoli; il piacere vero è quando ti scrivono ragazzi come te a cui piacerebbe intervistarci ritenendo che l’idea sia bella, e per fortuna di persone così ce ne sono tante, questa è la soddisfazione principale per adesso; perchè posso assicurare che portare avanti una startup vuol dire avere 10 milioni di problemi attorno.”

 

Quali sono stati se ne avete ricevuti, i no di questa vostra avventura?

 

“Non abbiamo ricevuto pareri sconfortanti, sotto questo punto di vista, anzi, sono tutti molto disponibili ad aiutare, l’argomento alla fine è incontestabile. Capita però, a volte, di incontrare qualcuno che la vede solo dal punto di vista puramente economico e non gli interessa davvero l’ideale, magari ti ascolta per il progetto e poi lo fa alle spalle, in un’ottica totalmente diversa dunque. La parte più fastidiosa è forse questa perchè frazionare il progetto significa farlo funzionare meno, non di più e ciò va contro la nostra missione.”

 

 

Il lavoro da fare è ancora tanto, ma le soddisfazioni stanno arrivando: Biova è tra le migliori startup italiane di quest’anno, tra le prime 77 della classifica di B-Heroes definite “le magnifiche 77” e ancora con tanti obiettivi davanti. Iniziative come questa fanno capire come ci sia molta voglia di cambiare alcune abitudini dannose per l’economia e l’ambiente, come la questione dello spreco, ce la faremo dunque a ridurlo sempre di più?

Beatrice Mula

Studentessa al primo anno di scienze e tecniche psicologiche, iscritta al percorso platinum del ciclo 10.0 di iBicocca con l’obiettivo di ampliare i suoi orizzonti.
Insaziabile curiosa e avida lettrice si interessa di molti ambiti dallo sport al digital, dalla scienza all’innovazione fino alla cultura nella sua interezza.
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